villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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Il lavoro nelle terre dei Di RoveroAlvise da Rovèr, imprenditore agricoloI lavori fatti eseguire nella campagna di Alvise Da Rovèr negli anni attorno al 1560Dalla metà degli anni '50 il cavaliere Alvise Da Rovèr, pur abitando a Treviso, soggiorna sempre più spesso a Caerano dove riscopre la vocazione dell'imprenditore agricolo e si mette a gestire direttamente le proprie terre facendole lavorare, come si diceva allora, in casa o a boaria. La sede direzionale è posta nella località che allora veniva chiamata il Brolo o il Luogo di Caerano, situata nei pressi della nascente villa Di Rovero. Qui si trovano gli uomini, gli animali, i carri, gli aratri (versori) destinati agli oltre 30 campi coltivati che circondano l'area. Qui si trova il magazzino dei raccolti, dove nel 1555 sono riposti 22 sacchi di segala e 6 di frumento. Qui lavorano i "boari" ed i "boaruol", lavoratori assunti a tempo pieno e spesati dal padrone. Loro compito principale è quello di arare, seminare, governare il bestiame, trasportare con il carro il letame, gli scaloncelli (paletti usati per sostenere le viti) .... e scaricare il materiale dove serve. I giovani boaruoli invece portano gli animali in stalla, oppure all'aperto a bere ed al pascolo; preparano l'erba, il fieno, le "faglie" (unione di covoni di paglia), tengono in ordine gli attrezzi. Il nome del boaro più "affessionato al magnifico cavalier", impegnato nel "luogo" di Caerano, è quello di Angelo q. Bortolamio da Saleto. I tre quattro pasti (ma anche cinque pasti d'estate) che i boari consumano nei giorni di lavoro (spesa di bocca) sono a carico di Alvise, che li paga annualmente con un salario che va dalle 31 lire veneziane per un boaruol alle 62 lire per un boaro adulto. Gli animali bovini stanno custoditi nella stalla, ma escono nel cortivo per bere o nei campi per andare a pascolo o al lavoro. Sono tenute sempre pronte due terne di bovini (ogni terna è costituita molto spesso da tre buoi, ma talvolta da due buoi ed una vacca) con due aratri e due carri per qualsiasi bisogno sia per il luogo di Caerano che per i terreni agricoli posti al Battiferro (almeno finché al Battiferro non verranno realizzati dei ricoveri adeguati). Ci sono anche numerose vacche, che arrivano a toccare la cinquantina, utilizzate soprattutto per produrre letame. Nel Luogo di Caeran lavorano altri operai, assunti in modo fisso, destinati alla normale conduzione della campagna, ad esempio per potare le viti e per zapparle. In questo caso Alvise paga ogni lavoratore 60 lire veneziane all'anno. Quando sorgono particolari necessità vengono assunti dei braccianti (le opere o i mercenari). Talvolta si arriva ad assumere fino a 25 lavoratori saltuari in una sola volta. Ai braccianti avventizi vengono somministrati dai tre ai cinque pasti gratuiti al giorno, a base di polenta di sorgo. Sono remunerati diversamente a seconda del lavoro da portare a termine. Per esempio prendono 3 lire veneziane per segare il fieno di un campo, raccoglierlo e sistemarlo nella teza, oppure 12 soldi il carro condotto e sistemato sulla teza. Talvolta invece sono pagati a giornata: a Caerano si è soliti dare alle "opere" dai 12 ai 15 soldi al giorno per segare il fieno, 8 o 9 soldi per restellar. Comunque in genere a Caerano le opere chiedono 12 soldi al giorno. I lavori fatti eseguire nelle terre della moglie di Alvise negli anni attorno al 1560E' già stato accennato che il cavalier Alvise da Rover fa lavorare a boaria anche le terre di Caerano di proprietà della moglie Aurelia Pola, considerandole alla pari delle proprie. Queste ultime si trovavano nell'area detta del Battiferro, identificabile attualmente con la zona posta tra via Benzi e il ponte detto degli Oca (o Tesser), a nord di via Piave. Il luogo del Battiferro, costituito da circa 29 campi, è oggetto di un radicale intervento di trasformazione da parte del cavaliere che non considera adeguati né le coltivazioni preesistenti, né i tratti di muro di recinzione (da stroppo) né la vecchia casetta, abitata da un colono senza salario, forse col solo compito della custodia. Egli fa erigere muri alti e grossi di recinzione di tutta la tenuta destinati a proteggere i campi dagli animali e dai furti (latrocinij). Fa costruire una casa alta, soffittata, coperta di coppi, adatta come abitazione di un colono o di un gastaldo. Certamente nel 1575 vi abita un certo Piero Scati. Fa realizzare verso la metà degli anni '70 una teza di sassi (codoli de pria) e coperta di coppi per tenere il fieno e gli animali, tanto ampia che, sommando la lunghezza e la larghezza, si ottengono circa 66 metri. Alvise fa trasformare gli sterili prati del Battiferro in campi arativi per coltivarvi grano, facendo dare un prima aratura per longo e poi, almeno dove non si danneggiano le piante, una seconda aratura "per traverso". Vi destina un boaro con un boaruol, tre buoi (oppure due buoi e una vacca), un aratro e un carro. Quando necessario, fa intervenire anche il boaro impegnato normalmente nel luogo di Caerano, distante circa un migliaro oppure, anche se raramente, quello residente a San Zenone (e viceversa). Fa arrivare anche un uomo esperto (pratico) in agricoltura come Iacomo Feltrin con sua moglie a spese et salario non mediocre. Alvise fa piantare alberi da frutto, gelsi ed altro ancora. Aumenta il numero dei filari di viti. Fa mettere ogni anno almeno 600 o 700 scaloni alle viti, sostituendo quelli vecchi. Fa potare (bruscare) e zappare due volte all'anno le viti, fa raccogliere i rami tagliati per fare delle fassine. Per sostenere le viti più piccole procura degli scaloncelli et poloncelli ricavati dalle sue proprietà di Caerano. Con i rami più robusti tolti durante la potatura costruisce una specie di spalliera (infrascar la vidisella). Fa costruire dei cavini ai lati dei campi dove si raccoglie l'acqua piovana in eccesso. Cerca di combattere la piaga dei furti campestri: per esempio indaga sulla sparizione degli scaloni vecchi senza peraltro conseguire risultati significativi: chi dà la colpa ai furti notturni, chi osserva che è uso comune che gli scaloni vecchi vengano presi e bruciati dal gastaldo stesso. Alvise fa distribuire letame adoperando la propria paglia e le quasi 50 vacche che tiene nel luogo di Caerano; una parte del letame distribuito viene comprato, specialmente da un certo Toni, fittavolo dei signori Busnello da Venezia. Per fertilizzare il terreno Alvise fa spargere nella zona del Battiferro anche le faie (covoni di paglia) e vi invia a pascolo le vacche, facendole condurre attraverso la strada comune. Fa seminare il frumento adoperando circa 17 o 18 sacchi di semente. In tempo di semina Alvise si reca al mercato al Rouro e prende in affitto 8 o 10 animali per abbreviare i tempi del lavoro. Si prende cura del frumento appena nato, e poi fa tagliare, legare e raccogliere il frumento maturo. Grazie a tutto questo lavoro e impegno finanziario, negli anni intorno al 1565 / 1568 dai campi del Battiferro si ottengono annualmente 25 - 30 botti di vino, 70 - 80 sacchi di frumento. E' il periodo di maggiore presenza del cavaliere a Caerano, quello in cui si introducono significative migliorie in campo colturale e produttivo. L'ammodernamento del modo di lavorare viene stimolato da alcuni accorgimenti quali, ad esempio, l'accresciuta produzione e distribuzione del letame nei campi, la preparazione di spalliere usate per sostenere le viti (in aggiunta ai tradizionali rami degli alberi). Quella dei Da Rovèr sembra un'azienda organizzata, diretta personalmente da un padrone che si avvale della collaborazione di personale specializzato e di operai fissi regolarmente salariati. Un'azienda attiva che mira ad aumentare la produzione e non adagiata al mero conseguimento della rendita. |
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