villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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Il lavoro nelle terre dei Di RoveroCanoni d'affitto riscossi nel 1800 dai Di Rovero dalla possessione di CaeranoSecondo i dati disponibili, agli inizi del 1800 Cristoforo di Rovero ha dato i beni posti a Caerano in affitto a due famiglie di contadini (affittanze n° 75 e 76) rappresentate da “Pietro e Antonio fratelli Gatto” e dal Gastaldo di Caeran. Insieme i due conduttori gli versano ogni anno 33,5 sacchi di frumento, un sacco di legumi, 4 sacchi di sorgo turco, 4 sacchi di avena, due sacchi di miglio e 11 mastelli di vino. Oltre al canone di affitto i contadini consegnano al padrone le onoranze che sono costituite da 3 paia di galli, 3 paia di galline, 3 paia di capponi e 100 uova, più una somma di denaro contante pari a 224 lire. Da un registro del 1800, chiamato Quadro del quaderno, risulta che alla famiglia Gatto tocca conferire ai di Rovero 32 sacchi di frumento, 4 sacchi di sorgo turco (o mais), 4 sacchi di avena, due sacchi di miglio, un sacco di legumi, 16 libbre di canapa e la metà del vino, più le onoranze costituite da 12 polastri e polastre, 6 galline e capponi, 150 uova, più una somma di denaro pari a 100 lire. La famiglia del gastaldo deve invece portare al padrone un sacco e mezzo di frumento, 550 limoni, più una somma di denaro pari a 124 lire. A partire dal 1803 e fino al 1807 il Quaderno riporta i dati riguardanti le stesse due affittanze e gli stessi canoni d'affitto, precisando però anche il numero dei campi lavorati dalla famiglia dei contadini Gatto, e, per quanto riguarda il gastaldo di Caeran, il nome dello stesso con qualche piccola curiosità. Antonio Gatto e suo fratello, titolari della prima affittanza, tengono una casa ed una possessione di complessivi 32 campi, 1 quarto e 271 tavole e mezzo di terra arativa piantata e vitata, ad eccezione di 6 campi, 3 quarti e 303 tavole di prato. Una clausola del contratto di locazione stabilisce che il colono deve consegnare le onoranze, l'avena ed il miglio a Treviso, il frumento ed il sorgo turco (o mais) a Trevignano, invece il vino bianco grosso e quello nero devono essere portati in caneva a S. Zenon. Il gastaldo che è titolare della seconda affittanza di Caerano si chiama Giuseppe Garbuio e tiene in affitto il brolo, il giardino, i cortili, l'orto e la cedriera, con una superficie complessiva di 2 campi, un quarto e 181 tavole. Egli è tenuto a portare a Treviso i generi agricoli previsti nel suo contratto d'affitto e consegnarli personalmente in mano della nobile padrona. Negli anni successivi al 1807 e fino al 1814 le condizioni contrattuali delle due affittanze rimangono inalterate. Si rileva però che qualche rara volta il colono oppure il gastaldo si trattengono temporaneamente una piccola parte del canone che viene stimata in denaro e viene comunque restituita poco tempo dopo. Tra le varie produzioni menzionate nei canoni pagati dai conduttori merita sottolineare l'importanza che da sempre rivestiva la carne suina. L'allevamento del maiale faceva parte della tradizione contadina del nostro territorio e nei documenti consultati risulta sempre presente: in particolare nel corso del 1500 un maiale rientrava tra le onoranze dovute ai Rovero per l'affitto del mulino di Caerano. Invece per l'affitto delle terre agricole di Caerano nel 1538 ci si limitava a richiedere un prosciutto, ma nel corso del 1600 sembra che venisse prevista la consegna di un porco, sostituita in tutto il 1700 da quella di una somma di denaro pari a 12 ducati, in occasione della festa di San Martino (da S. Martin), epoca nella quale solitamente venivano uccisi gli animali. Un altro elemento costante che si trova nei canoni d'affitto riguarda la canapa, per produrre la quale era necessario destinare un apposito terreno (caneval), magari vicino all'orto. Nel 1800 la canapa fa parte dei canoni che Antonio Gatto deve portare ai padroni.
Canoni d'affitto ed onoranze dovuti da Antonio Gatto e da suo fratello Pietro ai Di Rovero dal 1800 al 1830.
Canoni d'affitto ed onoranze dovuti da Giuseppe (e Francesco) Garbuio, gastaldo di Caeran, ai Di Rovero dal 1800 al 1828
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