villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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Il cortile della villa Di RoveroGli edifici dell'area padronale ("Il cortivo dominicale")Interventi sull'area padronale nel periodo a cavallo tra 1600 e 1700Quando i Di Rovero decidono di affittare la villa a signori veneziani, nel periodo a cavallo tra il 1500 ed il 1600, ecco come nel 1601 Pietro, uno dei tre figli del cavalier Alvise, presenta la villa di Caerano: si tratta di una nobilissima possession de campi quarantadoi incirca tutta circondata di muro con fabriche de importantia confinanti da una parte l'acqua della brentella loco deliciosissimo et di molto valore.... Non si poteva elaborare un manifesto migliore per una campagna pubblicitaria ! L'approccio con i potenziali inquilini è facilitato da alcuni interventi che solleticano coloro che disdegnano il contatto troppo ravvicinato con i lavori della campagna e preferiscono condurre una vita a contato con la natura, ma ugualmente signorile. Da un stima dei beni esistenti nel 1597 fatta dal notaio Gurian, si viene a conoscere che l'iniziale unico grande cortile attorno alla villa è stato sdoppiato e, come risulta da uno scritto del 1630, diviso da un muro: il primo (cortivo) è quello dominicale con casa perfetta in moderna forma colombara, peschiera ..., stalle et tezze con portichi alla vesentina, l'altro (cortivo) da coloni con fabriche parimente stalle, tezze, tutte di muro a coppi. Leggendo attentamente il documento si legge che è stata realizzata anche una vasca per l’allevamento dei pesci (o peschiera). Solo pochi anni dopo, nel 1600, si trova un testo nel quale si trova che assegnando la villa all'arcivescovo di Treviso, Alvise Molino, i Di Rovero si raccomandano che egli debba tener in conto la tordera e mantener la collombera et peschiera de pesce et colombi come s'atrova al presente. Risulta evidente che nel periodo precedente alla sottoscrizione del contratto di locazione con il vescovo di Treviso, alla dotazione della villa è stata aggiunta una tordiera. L'area padronale nel 1616L'atto di consegna in affitto ai signori Girardi della casa dominicale con tutte le altre fab(b)riche... da patron... contiene la descrizione dettagliata degli spazi e dei fabbricati che nel 1616 sono riservati alla soddisfazione delle esigenze del padrone di casa. Un primo edificio è costituito da tre ambienti: la cantina, il portico e l’abitazione del gastaldo. Nella cantina (camera delli tinazzi) sono riposti tre tinazzi cerchiati di ferro, più un tinazello cerchiato di legno, destinati a contenere le uve pigiate durante la fermentazione (il mosto). Il luogo è ben difeso da eventuali malintenzionati da tre porte, tutte ben fornite con bertonelle et cadenazzi et la chiave et serradure. Da qui si può facilmente raggiungere il brolo passando attraverso una porta, che purtroppo in quel momento è rotta. Sotto il portego, invece, si trova un'altra porta fatta in modo particolare, detto a zelosia, che custodisce il passaggio verso l'orto (la porta a gelosia è fatta, almeno parzialmente, con stecche di legno, per impedire la vista agli estranei e permettere il passaggio dell'aria). La camera de gastaldo comprende una stanza illuminata da due finestre ed una soffitta al piano superiore (il suo solaro di sopra). Il locale della cucina è dislocato vicino all’edificio appena descritto (lì appresso) ed è attrezzato di nappa et camin et secchièr. Poi, nel cortile dominicale sorge il fabbricato sopraelevato della colombaia, usato per l'allevamento dei colombi e collocato lungo il tragitto che permette di raggiungere il brolo (sotto una porta a zelosia va nel brolo). Un secondo fabbricato è adoperato come stalla dei cavalli ed al suo interno si trovano, regolarmente collocate al loro posto, le grippie (mangiatoie); ma fanno parte dell’edificio anche la camera per il cocchier ed, al piano superiore, il fienile, cioè lo spazio dove sta il fieno. Nel cortivo dominicale della villa si entra partendo dalla strada pubblica e si attraversa la porta della strada di sotto (a sud) ... ed il portel (cancello). Al suo interno si trova una cisterna che ha il suo fero et corda per tirar l'acqua. Intorno corre il muro di recinzione e si aprono alcuni restelli (cancelletti d'ingresso fatti di stecche di legno) de zardin di sotto e sopra, abbelliti da piante di bosso, che rappresentano un elemento di grande signorilità. L'area padronale nel 1630Nella disputa fra il nobile Nani e i Di Rovero in merito alle condizioni in cui nel 1630 si trovano i fabbricati minori si rilevano divergenze assai forti. Per il Nani al tempo del loro acquisto il colmo di tutte le case era cadente onde subito doppo havuto il possesso si convenne metterci molti modioni (sostegni) attorno per sostenerle..., nella teza di lavoradore et nelle stalle non vi erano tavole di sorte alcuna, molte delle porte erano senza chiavi et serradure et cadenazzi.... Il nobile Agostino Nani sottolinea che ... quando fu comprato esso luoco .... la teza di muro con coppi... era del tutto quasi caduta...". Vale la pena rilevare che lo stato cadente del primo dei due fabbricati rurali esistenti nel cortile padronale è stato già comunque rilevato nel bando d’asta i beni dei Di Rovero esistenti a Caerano, pubblicato nel 1630, dove si dice che "una delle quali tezze (è) ... rovinata. Si tratta dello stabile destinato ai cavalli, che per i Di Rovero comprende una stalla … di tenuta de dodeci cavalli cum doi camere per il cocchiere ed un magazzino soprastante capace di contenere fino a dodici sacchi di grano (con tenuta stara dodeci di grano). Per i Di Rovero la seconda teza presente nel cortile padronale è riconoscibile per le tre arcate (con tre volte) ed è usata come cantina, potendo contenere fino a dodeci tinaci; vi si trovano l’habitation da fator et due camere con le sue finestre di vedri et altre sue comodità, ma anche una teza per tener li boari e far altro. Accanto alle teze si erge, come più volte è stato notato, l'alta colombaia. Nel complesso quindi la situazione statica degli edifici nel 1630 è parecchio degradata e si rende più che mai necessario un intervento di grande impegno finanziario. L'area padronale nel 1639
Già nel 1631 Le nobildonne veneziane Elena Priuli ed Elena, una volta acquistati dai Di Rovero gli immobili e le terre di Caerano, avviano l'esecuzione dei lavori di miglioria ai fabbricati. I principali interventi che vengono immediatamente realizzati riguardano la casetta del fattore e la casa signorile (dominical). Nei resoconti delle spese presentate dal fattore Cesare Trieste si trovano cenni alla prestazione d'opera di falegnami (marangon), di muratori tra cui mistro Berto murer (che talvolta si fa aiutare dall'opera de manual), di un fabbro che sistema una feriada (inferriata). E' sempre il fattore di Elena Pisani a registrare alcuni dei materiali adoperati quali quarelli (mattoni) ... calzina... coppi ... doi carretti di sabbia da Piave... sabbion fatto cavare nel brolo ..., il legname acquistato dal Polegatto. Il complesso degli interventi che vengono eseguiti cresce di proporzioni col passare degli anni e viene però meglio considerato nel 1639 quando si leggono le relazioni dei tre periti che sono stati incaricati di stimare il valore economico complessivo dei lavori di restauro o di rifacimento. La teza vechia è stata ristrutturata in modo da ottenere due locali destinati a servire per abitazione e cucina del fattore. E’ detta vecchia perchè è stato uno dei primi fabbricati costruiti in quel luogo dai Di Rovero. I recenti lavori hanno riguardato la sistemazione del piano terra e della camera soprastante, in particolare è stata ottenuta una seconda stanza al pianterreno mediante la costruzione di un parè smaltato divisorio. Nella cusina sono state fissate delle tavole per il suolo, sono stati messi dei vetri schietti alle due finestre e sono stati posti un restello (cancello) alla porta e delle scanzie (mensole) sopra la scafa (acquaio, scolatoio). La teza con la stalla per i cavalli è stata ricostruita quasi del tutto ed ora è capace di tenere fino a 10 poste per i cavalli: le pareti dell'edificio sono costituite da pietre cotte e da sassi (piere cotte e cuogoli), cioè dello stesso materiale con cui è fatto il pavimento (salizzadi di piera cotta e di cuogoli). Al piano superiore si trova il fienile, mentre a lato della stalla si trovano sia la rimessa delle carrozze (forse al posto della ex cantina, costruita da Girolamo da Rover circa un secolo prima a cui si accede attraverso il sotoportego), sia le due stanze dell'abitazione del cocchiere, pavimentate con tavole per il suolo, fatte di legno di abete. La colombaia è stata riparata nelle parti che presentavano gravi difetti, come nel tetto, dove sono state sostituite delle travi ed è stato sistemato il lucernaio (luminal); al pian terreno un porton maestro permette di raggiungere un'area servita di acqua corrente, di panchine e di un lavador per la pulizia dei panni. Interventi diversi sui serramenti e sulla struttura muraria hanno interessato pure la casa dell'habitador, un edificio a due piani, distaccato dagli altri, al quale tra l'altro sono stati rinnovati il solaio in legno e le tavole per il suolo. Il manufatto più sorprendente, tra quelli realizzati dalle nobildonne veneziane, è quello della cedriera, che si trova all'interno del giardino posto a mezzogiorno della villa. Consta di un'area di forma quadrangolare, difesa lungo il lato settentrionale, quello rivolto verso il palazzo, da un grosso muro di protezione lungo circa 19 metri ed alto 3,65 metri (), che verso ovest è stato interrotto in un certo punto per dare spazio all'ingresso, mentre verso est è stato addossato al muro della casa del fattore. Per quanto concerne gli altri tre lati, la cedriera è recintata da un muretto alto pié 2,5 (m. 0,86 circa) longo p. 125 (circa m. 43). Per proteggere le piante dal freddo vi è stata costruita una struttura di legno, smontabile, fissata al terreno con zoccoli di pietra viva. La copertura poggia sopra 23 archi di ferro sostenuti da travi e da cavalletti, ricoperti a loro volta da tavole di legname e da circa 9000 coppi (coppi miara 9). L'ingresso principale del giardino, che coincide con le "porte della cedrera", è caratterizzato da due pilastri alti pié 9 (circa m. 3,12), tutti terminanti in alto con cime di piera viva … con sue balle sopra. Altri due pilastri simili si trovano all'uscita del giardino, che occupa un'area più vasta della cedriera ed è chiuso a sua volta da due lati con un muro di lunghezza totale di circa 80 metri, ed è alto 2 m. e largo 0,43 m. Come si è potuto rilevare, l'aspetto dei fabbricati annessi alla villa di Caerano è cambiato perchè sono state accentuate le caratteristiche signorili, sono state adottate strutture di servizio e predisposte dotazioni di aree verdi capaci di esaltare il godimento della natura e i piaceri della vacanza. Porticati nello stato in cui si trovavano prima dei recenti lavori di messa in sicurezza. Ancor oggi occupano lo spazio in cui tra il 1630 ed il 1639 fu ricostruita, tra l'altro, la teza con la stalla per i cavalli e la rimessa delle carrozze. Il fabbricato nel 1700 fu promosso al rango di barchessa, ma declassato nel 1800 a magazzino di legnami. Cenni all'area padronale nel 1700"Il Catastico di tutti li beni in Trevisana" dei Di Rovero, fatto dal perito Francesco Piovesano nel 1744 per ordine di Liberal di Rovero, si limita a sintetizzare i dati fondamentali dell'area padronale nel modo seguente: Loco dominicale con due barchesse, e colombera, il tutto coverto di coppi con suo fondi, orto, corte (la parte rurale), cortile (la parte padronale), giardino, e brolo piantà videgà il tutto cinto di muro = (superficie) campi 2, quarto 1, tavole 181. |
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