villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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La corte della villa Di RoveroIl "cortivo del lavorador"Il "cortivo da coloni"Il notaio Gurian, incaricato dai figli del cavalier Alvise da Rover di fare una stima dei beni esistenti a Caerano nel 1597, descrive in questo modo la situazione: esiste un bruolo de campi 40 parte arativo parte prativo piantato e videgado serato tutto di muro con doi cortivi uno dominicale con casa perfetta in moderna forma colombara, peschiera ..., stalle et tezze con portichi alla vesentina, l'altro (cortivo) da coloni con fabriche parimente stalle, tezze, tutte di muro a coppi. Per Gurian il complesso vale una bella somma, ben 8500 ducati !! E' stato già osservato come la dichiarazione più interessante fatta dal notaio Gurian, visto che il resto è già noto, riguardi il fatto che l'iniziale unico grande cortile attorno alla villa sia stato sdoppiato e che uno dei due, quello da coloni comprenda varie fabbriche quali stalle, tezze, tutte di muro (coperte d)a coppi. Il "cortivo del lavorador" nel 1616L'atto di consegna in affitto ai signori Girardi della casa dominicale con tutte le altre fab(b)riche, così da patron come da collono poste in detta corte comprende la descrizione dei fabbricati esistenti nel cortivo del lavorador. Un fabbricato piuttosto capiente è riservato agli animali bovini: vi sono ricavate due piccole stalle per bovi, doi con porte e finestre, et à una la grippia (una stalla sarebbe dotata di mangiatoia) ed una stalla grande per le vacche con una porta et cadenazzo. L’edificio che segue, giustapposto alle stalle, riguarda i modesti locali abitati dal personale, fisso e/o avventizio, che lavora nella villa o nei campi dei Di Rovero. La camera dell'habitador, ossia del contadino stabilmente assunto, consiste in una stanza illuminata da un balcon ed ha la comodità costituita dalla soffitta soprastante (solaro) con un pavimento di tavole che però deve essere sistemato. Seguono doi cameretti per i lavoratori avventizi ed una stanza detta la casera, sicuramente perché usata per la lavorazione del latte. Altre costruzioni di minore importanza, chiamate stavoli situate appresso il forno in posizione appartata, sono adoperate per metter gli animali porcini con le sue porcelle. Il "cortivo del lavorador" nel 1630Secondo la descrizione che i figli di Alvise Di Rovero danno al nobiluomo veneziano, Agustin Nani, durante la contesa per la definizione quale fosse nel 1630 lo stato della villa e dei suoi annessi rustici, nel cortile riservato ai contadini nel 1630 c'era, tra l'altro, uno stallon dove avrebbero potuto essere ricoverate, secondo loro, vache cento incirca et animali bovini numero sedici incirca. Sono cifre che sono contestate da Agustin Nani il quale, viste le dimensioni dell'edificio, espone la sua convinzione che nell'edificio non potessero trovare posto più di 10-11 bestie. Secondo il racconto dei Di Rovero, addossato alla stalla stava una specie di fienile dove venivano accatastati anche numerosi fasci di rami secchi e della paglia (teza de sopra de tenuta di centenara de fassi , paggia etc). Attiguo allo stallon c’erano l’edificio che ospitava le camere destinate ai braccianti (teza per tener le camere della vaccaria). Altri fabbricati minori, come il forno, il pollaio (quest'ultimo però non è stato mai citato nei documenti precedenti), il muro che divide li cortivi erano stati abbattuti, mentre la peschiera, in precedenza oggetto di particolari attenzioni, si trovava in uno stato di abbandono (parte di essa cascada). Il "cortivo del lavorador" nel 1639Le relazioni presentate dai periti, nominati dalle parti per stabilire il valore delle migliorie apportate dalla nobildonna Elena Pisani agli edifici rustici annessi alla villa di Caerano, stabiliscono che nel 1639, al momento dei loro sopralluoghi, alcuni lavori sono stati completati, mentre altri sono ancora in corso. Sono stati ultimati importanti interventi sul tetto, i pavimenti, i serramenti della casa dell'habitador, a cui tra l'altro è stato rinnovato il solaio in legno e sono state poste le tavole per il suolo. Questo è un edificio a due piani, distaccato dagli altri, abitato dal contadino che lavora le terre del padrone. Sia i materiali della peschiera che quelli del muro di separazione tra il cortile padronale e quello riservato ai coloni sono stati riutilizzati, probabilmente per rimettere completamente a nuovo la muraglia di sassi (cogoli) che serve come recinzione di tutta la proprietà. L'edificio principale dell'area riservata alla vita e alle attività rurali, cioè il tezon destinato ai bovini , è invece stato totalmente abbattuto. In uno dei posti rimasti liberi è iniziata la costruzione di un nuovo fabbricato con una destinazione d'uso non dichiarata, ma di cui già sono state gettate le fondazioni; addirittura sono stati predisposti i materiali necessari alla prosecuzione dei lavori come le calcine (che) sono al presente in cortile bagnate, (ed i) sabioni preparati. Con ogni probabilità il progetto che è stato bloccato è quello di rifare il tezon per i bovini assieme agli alloggi destinati al personale addetto alla stalla. Per la villa di Caerano, anche se solo momentaneamente, è venuta meno la funzione di punto di riferimento per lo svolgimento del lavoro agricolo, e sia gli attrezzi agricoli che gli animali delle stalle sono stati spostati altrove. La notizia del rifacimento delle stalle risulta solo da un documento del 1719, al momento della sottoscrizione di un nuovo contratto d'affitto da parte di un certo Giacomo Poloni, fittavolo di Cristoforo Di Rovero, dal quale si può arguire che la stalla fosse stata ricostruita e messa a disposizione del colono solo dopo la scadenza del precedente contratto d'affitto del 1710. |
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