villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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I Di RoveroI Di Rovero a Caerano
Cenni sugli antenatiI Di Rovero appartenevano a quel gruppo di casati di origine feudale e militare che aveva partecipato attivamente, fin dall'inizio del secondo millennio, alla nascita del Comune di Treviso ed alla sua espansione. I suoi membri, di tradizione ghibellina, inizialmente avevano fatto il mestiere delle armi e avevano comandato un gruppo di uomini con i quali prendevano parte agli scontri militari del tempo. Il primo antenato ricordato dalle fonti fu Annibal, padre di Ottone I° Da Rover. Il loro nome deriva etimologicamente dalla parola latina “rubus” (rovo, pruno, spino) ed è storicamente legato ad una località, detta Rovèr, esistente ancor oggi nel territorio di Possagno (TV), dove i Da Rover(o) possedevano a metà dell'XI secolo una fortificazione. Lo stemma nobiliare, con cui il casato si fregiava, era uno scudo diviso in due fasce orizzontali colorate di verde scuro e giallo oro. Con il passaggio di Treviso sotto il dominio di Venezia il loro ruolo politico militare fu grandemente ridotto. Svolsero allora incarichi soprattutto di tipo politico - amministrativo ricoprendo varie cariche pubbliche e talvolta intrapresero le professioni di notaio o di cambiavalute. L'obiettivo principale diventò quello comune a molti altri nobili e cittadini trevigiani, vale a dire quello di sviluppare i loro investimenti fondiari nelle campagne per poter realizzare i guadagni che si prospettavano a causa della crescita dei prezzi dei prodotti e dei terreni agricoli. La parabola della famiglia di Alvise Di RoveroLa nascita del possedimento dei Di Rovero a Caerano è dovuta a Girolamo da Rover che nel 1512 acquista un mulino costruito sopra l'argine del canale Brentella, convinto di effettuare un ottimo investimento. Con lo stesso atto notarile compera anche otto campi e mezzo di terra arativa piantata e vitata posti nelle vicinanze del medesimo mulino. Il figlio di Girolamo, Alvise Di Rovero, procede ad ulteriori acquisti, portando la proprietà a contare 30-34 campi trevigiani, tutti chiusi da un muro di recinzione. Si tratta delle dimensioni che il possedimento dei Di Rovero a Caerano manterrà sostanzialmente inalterate per alcuni secoli. Il primo avvenimento importante della vita di Alvise è il matrimonio con la ricca nobildonna trevigiana, Aurelia Pola, che gli porta una dote di 6000 ducati (diventati in seguito 7400). Il fatto però di non avere figli maschi gli crea non pochi problemi da parte di chi è in qualche modo interessato a spartire l'eredità che il padre di Alvise, Girolamo, aveva riservato (con un atto legale chiamato fedecommesso) esclusivamente ad Alvise stesso e ai suoi figli maschi e che contemplava tra l'altro la proprietà di oltre 500 campi trevigiani, sparsi in vari punti del territorio trevigiano ed asolano. Parte del problema viene risolto diplomaticamente da Alvise facendo sposare le due figlie avute da Aurelia (Cecilia e Lucia) con parenti stretti e dotandole riccamente (Cecilia sposa Bernardino, ultimo importante erede della famiglia Pola, e Lucia sposa il secondo cugino Liberal Di Rovero). Quando nel 1555 la moglie Aurelia Pola riceve un’ulteriore eredità di circa 29 campi trevigiani situati a Caerano, il cavaliere Alvise si trasferisce sempre più spesso in quest'ultima località con il chiaro obiettivo di trasformarla in sede di rappresentanza e in centro direzionale delle attività agricole svolte nelle terre di sua proprietà esistenti nel comprensorio. La ricchezza accumulata, il ruolo di oratore (o nunzio) svolto per conto della città di Treviso, la recente nomina a cavaliere, la cultura e l'ambizione personale inducono il nobile trevigiano ad imitare il comportamento dei grandi signori veneziani ed a costruire a Caerano, in piena campagna, prendendo a modello i palazzi veneziani, una grande casa ! Una serie di eventi negativi tra i quali l’improvvisa morte della moglie, il nuovo matrimonio con una certa Chiara e la conseguente perdita del favore da parte della potente famiglia trevigiana dei Pola, lo induce a ridimensionare i suoi progetti di grandezza costringendolo a rinunciare ai beni ereditati nel 1555 dalla defunta moglie. Particolare importanza ha per le conseguenze che avrebbe prodotto nel futuro il prestito di 700 ducati che Alvise ottiene, all'interesse del 6%, nell'anno del suo secondo matrimonio, cioè nel 1568, dai veneziani Girardi. Alcuni sfortunati investimenti finanziari lo portano vicino alla rovina e nel 1579 tutto il possedimento di Caerano viene pignorato e messo all’asta. Il Di Rovero riesce a salvare la proprietà di Caerano con grande fatica, ma lascia in eredità ai figli, nati dalla seconda moglie, una situazione patrimoniale precaria. Ai quattro figli maschi nati da Chiara (Attilio, Alberto, Pietro e Girolamo), ancora minorenni, non resta che finire di pagare i debiti paterni, restituire i prestiti ricevuti, versare gli interessi per i prestiti che non riescono ad estinguere, tenere a bada per quanto possibile le recriminazioni delle sorellastre già sposate, sistemare degnamente le sorelle ormai prossime al matrimonio o decise ad entrare in convento. Le difficoltà finanziarie producono le prime divisioni in famiglia. Il primogenito, Attilio, abbandona i fratelli e va vivere da solo. Tra quelli rimasti insieme, due fratelli intraprendono la carriera militare, l'altro invece quella religiosa. Tra l'altro, nel 1600 iniziano ad affittare per un canone di 300 ducati all’anno tutto il possedimento di Caerano, villa compresa, a veneziani dotati di mezzi economici. A contendersi la villa sono prima i Molino, poi i Corner, i Gradenigo, i Girardi. I fratelli Di Rovero passano ora lunghi periodi di tempo lontani gli uni dagli altri e si limitano quasi solo a usufruire delle rendite che, decurtate dagli importi degli interessi da pagare, si rivelano insufficienti rispetto alle aspettative e incapaci di impedire il ricorso a nuove forme di indebitamento. Nel 1630, il peso dei debiti diventa insostenibile, in particolare quello degli interessi per il prestito fatto nel 1568, che per oltre 50 anni non erano mai stati pagati (interessi che ammontavano ad almeno 2000 ducati). L'intero possedimento di Caerano (salvo il mulino ceduto alla veneziana Camilla Cecchini) è sottoposto a pignoramento per volontà dei creditori, messo all’incanto ed acquistato dalla nobildonna Elena Priuli, vedova del procuratore veneziano Antonio Barbaro. Resta in mano ai veneziani (ad Elena Priuli succede Elena Pisani con il marito Agostino Nani) fino a quando i figli sopravvissuti di Alvise, in un sussulto d'orgoglio, nel 1637 incaricano il cugino (e pronipote) Liberal Di Rovero a riscattare quanto essi danno ormai per perduto. Nel giro di alcuni anni i figli e i nipoti di Alvise Di Rovero muoiono senza avere avuto figli, lasciando nelle mani del più fortunato cugino (vale a dire Liberal) buona parte delle poche terre e case che sono loro rimaste nel territorio trevigiano ed asolano. Il passaggio della proprietà ai cugini di AlviseLiberal Di Rovero, faceva parte del ramo dei Di Rovero discendente come quello di Alvise da un comune antenato, Bonifacio, morto nel 1484. Quella di Liberal era stata inizialmente una famiglia meno ricca di quella di Alvise (salvo che per quanto riguarda l'area dell'asolano), ciononostante fu capace di consolidare col passare del tempo un buon patrimonio immobiliare, potendo contare su una solida unità familiare e sulla totale assenza di interruzioni nella linea di successione maschile. L'intervento di Liberal che nel 1643 riscattò di fatto i beni di Caerano, versando al nobiluomo veneziano Agostino Nani circa 7415 ducati, fu certamente legato al volontà di preservare il prestigio della famiglia. L'operazione non fu indolore, visto che fu necessario da un lato chiedere un oneroso prestito ai Girardi (ricchi signori veneziani), e dall'altro si dovettero affrontare noiose grane per regolarizzare il versamento delle tasse che da decenni non erano state pagate dai precedenti proprietari. Con i nuovi arrivati il centro dell'interesse maggiore dei Di Rovero si era però spostato a San Zenone, dove tra il 1620 e il 1630 era sorta una villa veramente importante, al centro di un vasto possedimento che, in quella sola località, nel 1687 avrebbe contato almeno 281 campi (boschi esclusi). Di conseguenza tutto ciò che riguardava le proprietà esistenti a Caerano passò in secondo ordine. La villa, la cedriera ed il giardino furono affidati alle cure di un gastaldo, mentre le terre vennero date in affitto. I documenti si limitano a parlarne prevalentemente in occasione di certi canoni d'affitto che si devono o richiedere o riscuotere, oppure quando si devono elencare e/o dichiarare i beni posseduti allo scopo di determinare esattamente la base imponibile delle tasse da pagare allo Stato veneziano. Il possedimento di Caerano riprese ad godere di una certa vitalità nel periodo a cavallo tra il 600 e il 700 quando Nicolò Di Rovero provvide ad effettuare alcuni lavori di manutenzione. Ben più importante fu, nella prima parte del nuovo secolo, il rifacimento dell'intera facciata, ben documentata dallo splendido disegno fatto fare da Liberal Di Rovero nel 1744. Furono gli anni nei quali il legame con la parrocchia di Caerano, impegnata nella costruzione e nell'abbellimento della nuova chiesa parrocchiale, si fece più stretto: la figlia di uno dei principali finanziatori dell'opera (Domenico Baldin) sposò il nipote del parroco Francesco Brugnera, e il pronipote di quest'ultimo diventò dal 1701 e fino al 1758 precettore dei figli dei Di Rovero e loro cappellano privato. Giacomo Poloni, un fittavolo dei Di Rovero, fu nominato nel 1722 gastaldo della Chiesa di San Marco di Caerano e nel 1743 un altro fittavolo, Antonio Bressan, fu eletto gastaldo della locale Scuola del Rosario. Durante tutto il Settecento e agli inizi dell'Ottocento, Caerano continuò ancora essere nominata nei registri degli amministratori della nobile famiglia trevigiana spesso con riferimento ai canoni d'affitto che venivano versati dai contadini; i signori Di Rovero, e Cristoforo in particolare, collezionavano invece onorificenze pubbliche (cavaliere dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, priore dei Frati Gaudenti, Conte) ed ottenevano riconoscimenti per i loro studi e per le opere di carità che promuovevano. Nel 1814 fu certamente una questione d'onore per i caernaesi ospitare nel cimitero di Caerano la salma del conte Cristoforo Di Rovero e ciò può spiegare come la sua epigrafe, a fianco di quella della contessa Zenobia (sua moglie), sia rimasta fino ad oggi ben visibile fissata sul muro esterno della locale chiesa parrocchiale. Frattanto in seguito alle guerre napoleoniche grandi sconvolgimenti politici stavano succedendo in tutta Europa. Nel 1805 l'arredamento della villa di Caerano fu danneggiato dal passaggio delle truppe francesi e tedesche che non vi lasciarono niente altro che qualche mobile vecchio ed inservibile. Gli atti di vandalismo non furono comunque tali da impedire che nel 1817, al momento della pubblicazione del primo Catasto, la villa di Caerano fosse definita come una casa di villeggiatura e che la maggior parte dell'area interessata dal possedimento dei Di Rovero fosse denominata col toponimo di Belvedere. Ben più gravi i danni inflitti al patrimonio dei Di Rovero a Treviso e a San Zenone e per rimediarvi fu necessario ricorrere alla vendita dei beni di famiglia. Per i Di Rovero era iniziata la fase calante. La villa e la possessione di Caerano furono vendute ad un certo Andrea Dall'Oglio nel 1830 dal conte Francesco Di Rovero, figlio di Cristoforo, semplicemente allo scopo di far fronte al costo delle doti spettanti alle sorelle. A sua volta il Dall'Oglio rivendette nel 1862 a Giovanni Forcellini la parte più importante e pregiata dei beni che erano appartenuti ai Di Rovero, quali la villa stessa, le sue adiacenze, il giardino, la cedriera e gran parte del brolo. Oggi lo storico ed artistico edificio, opportunamente restaurato, appartiene al prof. Vincenzo Maier. |
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