villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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La villa Di Rovero a CaeranoLa villa
La villa Di Rovero che si trova a Caerano di San Marco, in via San Marco al n° 9, è un edificio cinquecentesco, a tre piani, con pianta quadrangolare. Venne costruita per opera del nobile trevigiano Alvise Di Rovero dopo l'anno 1551, secondo quanto dichiarato in un documento da Attilio, il figlio maggiore del suo costruttore. La data di ultimazione deve essere precedente al 1567, anno in cui la presenza della casa dominical viene denunciata nella dichiarazione fiscale e confermata da almeno un altro documento dell'Archivio Privato Di Rovero. E’ un fabbricato che conserva ancora le principali caratteristiche originali, caratterizzate dalla simmetria delle parti e dall’equilibrio dell’insieme. All'esterno si segnala soprattutto l'eleganza delle finestre dal profilo ad arco che si trovano al primo piano. Di fattura posteriore è invece il corpo centrale rialzato, realizzato in epoca settecentesca, che si eleva al di sopra della trifora centrale. Esso è abbellito da tre aperture a tutto sesto, perfettamente allineate, e coronato in alto da un timpano triangolare. Il corpo a due piani, presente sul lato orientale, è un’aggiunta rilevata nei documenti solo all’inizio del 1900. L'attrattiva più importante della casa grande (chiamata anche casa dominicale e dopo il 1630 anche palazzo) è costituita dagli affreschi originali del '500 che si possono ammirare ancor oggi nelle stanze del piano nobile e che, un tempo, ornavano anche le principali pareti esterne dell'edificio.
L'aspetto originale della villa (con le annesse "teze") può essere in parte ricostruito osservando il disegno, qui a fianco riportato, presentato nel 1713 alla cancelleria del comune di Treviso dal perito Pietro Tessari. La villa di Caerano ricalca il modello della casa di abitazione veneziana, caratterizzata al pianterreno ed al primo piano da un grande atrio centrale sul quale si aprivano le porte di accesso sia alle stanze laterali e sia alla scala che portava ai diversi piani. La villa, oltre che residenza signorile, fungeva anche da centro direzionale della locale azienda agricola di Alvise Di Rovero, che negli anni '60, gestiva non meno di 72 campi trevigiani. Il cavalier Alvise Di Rovero fece sorgere attorno all’unico grande cortile, chiuso da un muro da tutti i lati, vari edifici tra i quali avevano un posto di rilievo due fabbricati chiamati teze, entrambi caratterizzati da portici dotati di ampie arcate. Una teza era destinata a ospitare la stalla dei cavalli, il fienile e la camera del cocchiere e l’altra era utilizzata come cantina e camera e cucina per il gastaldo. Vi faceva pure bella mostra un'alta colombaia (vedi altre informazioni nella sezione Edifici fino al 1567). Per quanto riguarda gli edifici con una destinazione prettamente agricola, Alvise fece realizzare una grande stalla per i bovini ed una piccola casa contigua destinata ad ospitare il boaro. Costruì nuove strutture quali il pozzo, il forno, l’orto, il laboratorio dove si effettuava la lavorazione dei bozzoli prodotti dai bachi da seta (vedi altre informazioni nella sezione Le case coloniche). Quando i figli di Alvise Di Rovero decisero di affittare la villa a signori veneziani, nel periodo a cavallo tra il 1500 ed il 1600, provvidero ad accrescere le attrattive per chi intendeva condurre una vita signorile. Divisero l’unico grande cortile in due parti, in una delle quali, quella padronale, venne realizzata una vasca per l’allevamento dei pesci (o peschiera) e aggiunta una tordiera accanto alla preesistente colombaia. Si allestirono due giardini, uno a sud ed uno a nord della villa, entrambi impreziositi da piante di bosso e accessibili attraverso appositi cancelletti d'ingresso (vedi altre informazioni nelle sezioni La villa nel 1616 e L'area padronale).
Uno dei pilastri che segnavano l’ingresso della cedriera "alti pié 9" (circa m. 3,12), terminanti in alto con una base che sosteneva una boccia di pietra viva (quest’ultima ora è mancante) Quando verso il 1630 la villa diventò temporaneamente patrimonio di due nobildonne veneziane (Elena Priuli e la nipote Elena Pisani) furono introdotti ulteriori elementi per rendere ancora più signorile l'intero complesso, a discapito delle funzioni direzionali del lavoro agricolo avute in precedenza. Fu costruita una cedriera, dotata di copertura per difendere le piante dal freddo nel periodo invernale e smontabile d'estate. Era preceduta da un ingresso importante segnalato da due pilastri (rimasti fino ad oggi) che finivano in alto con due bocce di pietra viva. La cedriera ed i giardini erano tra loro collegati e creavano un ambiente piacevolissimo. A completare degnamente la parte padronale del complesso, in fazza al palazzo si trovava il brolo, cioè un campo di terra prativa dove scorreva sempre l'acqua e dove erano piantati alberi da frutto e viti pregiate (vedi altre informazioni nelle sezioni La villa nel 1630 e L'area padronale).
L'aspetto della villa nel 1744 secondo il "Il vero dissegno, et il Cattastico di tutti li beni in Trevisana", fatto dal perito Francesco Piovesano nel 1744 per ordine di Liberal Di Rovero Osservando il documento "Il vero dissegno, et Cattastico di tutti li beni in Trevisana" fatto fare nel 1744 da Liberal Di Rovero, si può affermare che nella prima parte del 1700 la villa subì una profonda trasformazione: il corpo centrale della facciata fu rialzato e fatto terminare in alto con un timpano sorretto da quattro lesene che facevano da cornice a tre finestroni a tutto sesto. Fu realizzata una nuova vistosa scala esterna di accesso al piano nobile. La scenografia fu ampliata con la creazione di due ali raccordo tra il prospetto orientale della villa e le barchesse. Erano tutti segnali di un intervento quantitativo e qualitativo di grande effetto rappresentativo che va attribuito ad uno o ad entrambi i due personaggi vissuti nella prima metà del Settecento: a Cristoforo ed al figlio Liberal Di Rovero. |
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