villeveneteacaeranoVille Venete a Caerano di San Marco (a cura di Valmi Volpato) |
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"I Di Rovero e la villa di Caerano"
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La villa Di Rovero a CaeranoLa villa nel 1630Gli affreschi esterni
Documento dell'Archivio Privato Di Rovero
Quando tra il 1637 ed il 1642 i Di Rovero decisero di riscattare dalla nobildonna Elena Pisani i beni di Caerano, nacque una contesa fra il nobiluomo veneziano Agustin Nani (marito di Elena Pisani) ed i Di Rovero sulla condizioni in cui si trovavano gli edifici e le terre dei Di Rovero a Caerano nel 1630, l'anno in cui era avvenuto il loro acquisto da parte della nobildonna Elena Priuli. L'accertamento della situazione iniziale era basilare per stabilire quale fosse il valore economico dei miglioramenti realizzati negli anni seguenti, che evidentemente Agustin Nani pretendeva gli fossero riconosciuti. Secondo la descrizione che ne fecero i Di Rovero, quello di Caerano era un Palazzo con stantie a pe pian numero quatro due terrazzade et due tavellade; caneva de tenuta di botte numero trenta in circa terrazzada, doi canevini sotto le salle. Nel primo solaro stantie numero sei col portico in mezo tutte dipinte. Nel secondo sollaro camere duoi et duoi biavari di tenuta di centenaro di stara di biave, il tutto terrazzado. Il detto palazzo fabricato tuto alla sansovina tavellado tutto di sopra et alli balconi le sue finestre di vetro et scuri etc.... L'aspetto più interessante del documento è il riferimento alle stanze tutte dipinte che si trovavano al primo piano, perché è la prima volta che un documento scritto ne riporta l'esistenza. Un secondo elemento parimenti interessante è il tipo di pavimento: nel pianterreno la cantina e due stanze (di cui una quasi sicuramente era la cucina) avevano il pavimento terrazzado, costituito da un impasto di frammenti di terra cotta e/o di pietra, mentre altre due stanze erano tavellade, cioè avevano il pavimento ricoperto di mattoni sottili quadrangolari. Del pavimento degli altri due piani si lascia intendere che fosse il tutto terrazzado. Un altro aspetto importante da rilevare è quello relativo al modello adottato nella distribuzione dei vani all’interno dell‘edificio, che è quello descritto dall'architetto Jacopo Sansovino il quale, verso la metà del '500, operava a Venezia a titolo personale anche nella realizzazione di case private, oltre che come direttore (proto) dei lavori realizzati sugli immobili pubblici di proprietà della Procuratia de supra. La villa di Caerano ricalcava il modello della casa di abitazione veneziana, caratterizzata al pianterreno da un grande atrio centrale sul quale si aprivano leem> porte di accesso alle stanze laterali ed alle scale. Lo stesso schema si ripropone per il piano superiore, le cui stanze avevano il soffitto alla sansovina. Altre caratteristiche comuni delle case veneziane erano le murature in laterizio intonacato, l’uso della pietra d'Istria limitato alle cornici di porte e finestre, le finestre centinate (arcuate in alto) ai piani superiori. Il tetto era coperto da coppi sorretti da tavelle che poggiavano su travi e travetti. Proseguendo nella lettura del documento preparato dai Di Rovero si trova una particolareggiata descrizione di quattro artistici caminetti che si trovavano nelle stanze del pianterreno e in quelle rivolte verso sud del primo piano: Prospetiva a mezo giorno: camin con nappa (cappa) de piera roana (di color nero rossiccio) e venada bianca con zampe etc. et collone e lavori; camin con nappa di pietra viva negra, venada con lavori, zampe e collone. Nell'altra fazzada: camin alla francese con pietra viva rossa e bianca. Nella facciata di dietro niente. Nell'altra fazzada dalla banda: camin alla francese con pietra viva rossa e bianca. Si deduce dalla descrizione, ma anche dall’osservazione diretta delle tracce rimaste ancor oggi, che i caminetti del pianterreno erano posizionati sulle pareti che guardavano a sud, mentre quelli del primo piano erano ricavati nelle pareti poste lungo il lato orientale ed occidentale. Il quadro abbastanza roseo delle condizioni della villa, presentato dai Di Rovero nei documenti che sono stati fin qui sintetizzati, venne però decisamente contestato dalla parte avversa e nel 1638 Agustin Nani dichiarò che la condizione della villa nel 1630 era ben diversa. Per il Nani non era vero che quando fu comprato esso luoco ... li terrazi della casa... in moltissimi luoghi rovinati et cadenti, il colmo di tutte le case era cadente ....non (era) .. vero che tutte le stantie .. (fossero) dipinte. La sala di zugali (degli sposi) verso tramontana rovinata et intransitabile.... Si può notare come il Nani lamenti soprattutto lo stato precario dei pavimenti e del tetto del fabbricato. In particolare egli precisa che non tutte le stanze del primo piano erano dipinte, come avevano affermato i Di Rovero. Una semplice rilevazione dello stato di fatto oggi dimostra come in merito alle numero delle stanze affrescate avesse ragione il nobile veneziano. Il riferimento che viene fatto alla sala di zugali (degli sposi) situata verso tramontana, cioè verso ovest, suscita un grande interesse: potendosi trattare benissimo della stanza (dotata tra l'altro di una curiosa "comoda") affrescata con le figure delle Parche, è plausibile stabilire la datazione dello stesso affresco in un periodo immediatamente precedente a quello del secondo matrimonio di Alvise di Rovero con Chiara, che diventarono sposi nel 1568. Situazione dei serramenti nel 1630
Il contenzioso fra i Di Rovero e il nobiluomo Agustin Nani, di cui si è parlato qui sopra, riguardò anche la condizione in cui si trovavano i serramenti della villa nel 1630. Secondo i Di Rovero nel 1630 il luogo di Caerano ... era affittato et habitato dalli affittuali et haveva tutte le comodità di finestre de vero, balcon di legno et scuri... cadenazzi, porte et insomma per non andar all'infenito tutte le comodità debite e necessarie per l'uso et habitatione d'una casa.... Il quadro abbastanza roseo delle condizioni della villa, presentato dai Di Rovero, venne però decisamente contestato dalla parte avversa e Agustin Nani dichiarò che la condizione della villa nel 1630 era ben diversa. Per quest'ultimo non era vero che quando fu comprato esso luoco fossero buone le finestre di vero essendo la maggior parte rotte, con li piombi disfatti senza ferri dalcuna parte....te, con li scuri distrutti... Ognuno può notare come le differenze tra la descrizione dei Di Rovero e le osservazioni del Nani fossero veramente notevoli. Il mobilio nella villa nel 1630Dopo che era cessata la locazione della villa ai Girardi, signori veneziani che l'avevano tenuta in affitto dal 1616, nel 1630 venne dato l'incarico ad un certo Tommaso Bianchi di di eseguire, alla presenza del meriga (capo del villaggio), l'inventario dei mobili e delle masserizie che si trovavano nel palazzo dei Rover di Caerano allo scopo di stabilire che cosa spettasse ai proprietari (i Di Rovero) e che cosa ai locatari (i Girardi). Aventario delle robbe (Inventario delle cose) che si ritrova ne Palazzo delli molti illustri signori Roveri di ragion dell'illustre sig. Gio:Antonio Girardi, per condur quello sia dell'uno come dell'altro, et detti signori Roveri. In sala doi tavole de noghera (due tavole di noce), carieghe da pozo diese (dieci sedie di abete) , scagni da pozo 25 (25 sgabelli di abete), carieghe de curame 6 (6 sedie di cuoio) , tavolini de noghera con casselle 3 (3 tavolini di noce con cassetti) , stramazzi 5 con cussin (5 materassi con cuscini), con cavazzal 7 (con capezzali, guanciali), pagliarizzi 4, cavazalli de stramazzi 3, schiavine (coperte) coltre 3, una cassa de pozzo con 51 lattesini (stoviglie di metallo sottile?) cioè 34 grandi e 17 picoli, una tavola di pozzo e doi banchetti. Io Tomaso Bianchi ho fatto di mia propria mano, in presentia del meriga (29 giugno 1630). Il mobilio inventariato, abbastanza numeroso, indica che la villa era abitata, almeno per alcuni periodi, da coloro che l'avevano presa in affitto o dai loro ospiti, ma che serviva anche ai padroni stessi, cioè ai Di Rovero, per alloggiarvi in certe circostanze nel caso in cui qualcuno di loro lo avesse desiderato o si fosse trovato a passare nei paraggi. |
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